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Mi consigli qualcosa da leggere?

Ieri, in mattinata, mi sono vista con Paola, una mentora che sta diventando un’amica, che, tra chiacchiere e progetti, mi ha chiesto un consiglio su qualcosa da leggere.
Le ho fatto qualche domanda (avendo più volte parlato di libri avevo già una mezza idea su quali fossero i suoi gusti), lei mi ha risposto, io le ho buttato giù qualche titolo e lei mi ha suggerito di propormi come consigliera in proposito.
Ora, io, da queste parti, vorrei evitare i commenti specifici o le esortazioni alla lettura di questo o quel libro (quelle stanno arrivando su Anobii), per concentrarmi in chiacchierate di più ampio respiro, nel senso di qualcosa di più “personale” ed emotivo, non so se mi spiego; ma siccome io quando ascolto ascolto, e se ho stima e fiducia nel il mio interlocutore sento i tarli che cominciano a lavorare, ho buttato giù un form per consigli di lettura il più personalizzati possibile.
Potete trovare le domande nella pagina “La Consigliera”, e mi potete mandare le risposte via mail.

È ovvio che se il libro che ho consigliato a Paola si rivelasse una schifezza il tutto salta :-), ma ho la massima fiducia in David Byrne :-)

noir

Take a walk on the Dark Side – Jim Thompson (Conosci te stesso e incrocia le dita)

Date parole al vostro dolore, altrimenti il vostro cuore si spezza
(W. Shakespeare)

“…Forse eravate troppo ambiziosi. Forse è stato questo il problema. Non riuscivate a immaginare di doverci mettere quarant’anni per passare da fattorino a direttore, quindi vi siete messi nella distribuzione, scarpinando da una costa all’altra. Riviste, poi vernici, sempre in cerca di qualcosa di meglio. Passando da un prodotto all’altro. Offerte speciali di caffè e tè, servizi di piatti, assicurazioni da quattro soldi, cataloghi fotografici, lotti per tombe di famiglia, calzature, profumi e Dio solo sa cos’altro. Siete finiti a raccattare offerte per le associazioni benefiche. A comprare oro, per poi tornare alle riviste, al caffè e al tè. Ma facendo la media tra le settimane buone e quelle cattive, alla fine vi restava ben poco. Cinquanta o sessanta alla settimana, magari anche settanta. Probabilmente, più di quanto avreste fatto dietro una pompa di benzina o il bancone di un bar. Ma per raggranellare la cifra avete dovuto massacrarvi di lavoro, e senza fare un passo avanti. Sempre fissi ai blocchi di partenza, senza essere più dei ragazzini.
Poi arrivate in questa città, e vedete l’avviso. Un’offerta per vendere porta a porta e riscuotere crediti. Roba per gente disposta a lavorare duro. E pensate: forse è la volta buona. Non sembra male, come impiego, e anche la città potrebbe essere quella giusta. Quindi accettate l’offerta, e vi stabilite in città. E naturalmente né l’una né l’altra sono tutto questo granché: in realtà sono uguali a tutte le altre. Un lavoro schifoso in una città schifosa. Alla fine farete schifo anche voi, e non c’è nulla che possiate tentare per evitarlo.
Potete solo cercare di tirare avanti, come tutti gli altri (…). Odiando il vostro lavoro. Odiando voi stessi. E tornando ogni volta a sperare.”

Questo brano è tratto da Diavoli di Donne di Jim Thompson, uno dei miei scrittori preferiti: un uomo capace di usare parole come gaglioffo e canaglia (nelle traduzioni italiane, naturalmente) e scrivere cose assolutamente mostruose, coniugando genere (noir, o hard boiled, di solito), sperimentazione stilistica (talvolta veramente audace), studio d’ambiente e approccio psicanalitico.

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Espansione

Per citare una nostra categoria, in new media stat virtus; pertanto, oggi è stata inaugurata la pagina di Winter Aubergine su Anobii (qui), mentre su Google Plus ci siamo già (qua), ovviamente in continuo aggiornamento.

Su Anobii, soprattutto, a brevissimo, commenti dei libri letti, e a prestissimo espansione in altre pagine e sedi, virtuali e non :-).

Per raccontare bisogna esplorare, e la rete è un luogo come un altro, interessante come un altro e con persone piacevoli come un altro :-)

Ogni cento metri il mondo cambia, almeno così dice Roberto Bolaño; idem per ogni click :-)

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DisCover

Premessa: questo post ha valore più tecnico che argomentativo :-), nel senso che sì, si parla di un modo di narrare, ma in realtà è una scusa per vedere se riesco a postare i video e sistemarli in maniera esteticamente consona.
Incrociamo le dita :-)

Io ho una passione disperata e viscerale per le cover, i remake, i reboot, le riduzioni eccetera eccetera; più i media si mescolano più io vado in brodo di giuggiole, e non ho alcun problema ad azzerare quello che so di un dato frangente e godermi la versione che mi viene proposta (ovviamente la suddetta versione deve funzionare, ma questo è un altro discorso), senza necessariamente fare raffronti.
Certo, se il tutto viene fatto con spirito ludico, ironico e citazionista mi diverto molto di più, ma se, ribadisco, il prodotto che mi trovo davanti funziona da solo non ho problemi a gustarmelo indipendentemente dal background.

Per le cover io ci vado matta più che per tutto il resto, e più l’interprete prende le distanze dalla versione originale e più la cosa mi squaglia.
Non è raro che certe cover siano migliori dei pezzi originali: Mr Tambourine Man, per esempio, è molto più riuscita nella versione dei Byrds che in quella originale di Bob Dylan (lui stesso lo ha ammesso),

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Sguardi e cecità

Gli uomini sono più ottusi che perversi, e i cattivi sono anche più ciechi che cattivi.
(Sophie-Jeanne Sojmolov Swjetschin)

Una delle esperienze più traumatiche, cinematograficamente parlando, in cui mi sia mai imbattuta è stata Mamma Roma.
Aldilà della vicenda in sé, aldilà dell’agonia di Ettore, aldilà di Anna Magnani, quello che mi ha veramente sconvolto del film è stato il racconto e l’osservazione della cattiveria.
Onestamente, credo che Mamma Roma sia il personaggio più cattivo che abbia mai incrociato; e quando dico cattivo non intendo nel senso di malvagio, ma mi riferisco al significato etimologico del termine, ovvero cattivo nel senso di prigioniero.
La narrazione della cattiveria che Pasolini mostra in Mamma Roma è devastante, tanto più se si considera che l’orizzonte culturale di chi narra è tanto più ampio di quello di chi viene narrato.
Fondamentalmente, la cattiveria di Mamma Roma mi agghiaccia perché è una cattiveria innocente.
Mi spiego: personalmente dubito che chi faccia del male, a qualunque livello, lo faccia in modo consapevole, ovvero con la volontà di fare del male; credo invece che chi danneggia l’altro lo faccia sempre per cecità, o difetto di visione o comunque qualcosa del genere.

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Libri, amici e caffè

“Eppure la specificità della letteratura (…) non è molto difficile da definire. Al pari della letteratura, la musica può determinare uno sconvolgimento, un ribaltamento emotivo, una tristezza o un’estasi assolute; al pari della letteratura, la pittura può generare uno stupore, uno sguardo nuovo posato sul mondo. Ma solo la letteratura può dare la sensazione di contatto con un’altra mente umana, con l’integralità di tale mente, le sue debolezze e le sue grandezze, i suoi limiti le sue meschinità, le sue idee fisse, le sue convinzioni; con tutto ciò che la turba, la interessa, la eccita o le ripugna. Solo la letteratura può entrare in contatto con la mente di un morto, in modo più diretto, più completo e più profondo di quanto potrebbe fare persino la conversazione con un amico; per quanto profonda e solida possa essere un’amicizia, in una conversazione non ci si abbandona mai così completamente come davanti a una pagina bianca, rivolgendosi a uno sconosciuto. (…). Pertanto un libro che amiamo è soprattutto un libro di cui amiamo l’autore, che abbiamo voglia di ritrovare, con il quale abbiamo voglia di passare le nostre giornate”.
Sottomissione è il mio terzo Houellebecq, che, solo per queste righe, si è guadagnato il mio imperituro affetto.

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Benvenuti :-)

Divertiti. È più tardi di quanto pensi.
(Proverbio cinese)

Uah, rompere il ghiaccio è difficile ed estremamente imbarazzante.
Comunque.
Questo luogo è nato da qualche cervello e da qualche cervello sarà portato avanti; si spera che i cervelli (e anche i cuori, dai) che interagiranno con esso siano numerosi, divertiti ed entusiasti.
L’idea, come si evince leggendo la Dichiarazione Programmatica, è parlare d’immaginazione attraverso ogni tipo di narrazione.
O, meglio, esplorare l’immaginazione attraverso la narrazione e, chissà, riuscire a forgiare una visione nuova e, se non felice, almeno piacevole, costruttiva, onesta e magari veritiera. Il nostro premier ha detto che per cambiare il nostro Paese occorre cambiare il nostro Immaginario; personalmente sono assolutamente d’accordo, pertanto qui cerchiamo e girovaghiamo per le fonti più disparate, alla ricerca di ciò che ci ispira, e in seguito, rielaboriamo e facciamo nostro quello che troviamo.
Possibilmente, infine, creiamo direttamente noi.
Da queste parti non ci saranno recensioni, ma al massimo commenti, e, magari, confronti, o riflessioni.