moresco

Io e Antonio Moresco (un primo approccio)

Antonio Moresco non mi dispiace.
Non mi dispiace per niente.
Certo ha i suoi difetti, e non siamo esattamente sulla stessa lunghezza d’onda, ma comunichiamo, e mi godo abbastanza la sua compagnia.
Ho comprato Gli Increati ieri pomeriggio, in seguito a una vivace discussione su facebook nel gruppo Libri e Canguri, e ne ho letto un centinaio di pagine, ricavandone un’impressione di prolissità, una tendenza all’ecolalia e alla ridondanza; tuttavia, ribadisco, Moresco mi piace, mi sembra onesto, ha cose abbastanza interessanti da dire e sa dirle.
Lo ritengo insomma una compagnia che merita di essere coltivata (tenendo presente che ho ancora circa 900 pagine per cambiare idea, ovviamente).

taniguchigourmet

Unaghidon

Mangiare è incorporare un territorio.
(Jean Brunhes)

In questi giorni sono stata a Verona per motivi personali con il mio compagno, e ho cenato in un ristorante giapponese dove, quando vado lì, mangio spesso.
Essendo vegetariana e tendente al veganesimo il più delle volte mi limito a riso saltato con verdure (superbo) e alle verdure miste scottate (e ne mangerei una vagonata), ma quest’ultima volta è successa una cosa strana.
Ho mangiato un pezzetto dell’anguilla del mio compagno.
E l’ho fatto perché era Unaghidon.

jcoates

Un fiume reale, imprevedibile e infido; e tuffarcisi con Joyce Carol Oates

Non c’è nulla tra gli esseri umani che non sia complicato ed è impossibile parlare di esseri umani senza semplificare e procedere per approssimazione.

Adoro Joyce Carol Oates per i seguenti motivi: 1) è ancora in vita (cosa da non dare per scontata, considerando i miei gusti letterari e non) 2) ha una produzione praticamente sconfinata che spazia in generi, non generi, miscugli di generi, racconti, romanzi, saggi, articoli, sceneggiature (il che mi fa ben sperare, dato che quando sono arrivata a leggere tutto Čechov ci sono rimasta malissimo, e il giorno in cui arriverò a leggere tutto Dostoevskij sarà tragica) 3) non c’è anno in cui non si faccia il suo nome per il Nobel e invece nisba (il che rafforza il mio pregiudizio sui premi – cioè, neanche Borges ha mai vinto il Nobel, voglio dire, parliamone) 4) e, più importante, cambiano le forme, cambiano i generi, ma i suoi temi rimangono sempre riconoscibili: lo scontrarsi con le zone d’ombra, il capire le proprie ombre, la capacità di resurrezione delle persone, il profondo rispetto per gli esseri umani (anche i più abietti), il senso di costrizione intrinseco alle strutture e sovrastrutture sociali (che siano status, famiglia, religione, politica).

Flash

Flash

E che posso dire, se non che fa caldo e che mi si liquefanno le dita sulla tastiera e che il poco cervello che ho mi sta uscendo dalle orecchie e dal naso, per fortuna c’è Brian che mi aiuta e supporta; anche fumare i miei adorati sigari è diventato un patire.

Comunque, ancora non mi hanno buttato fuori da Art a Part of Cult(ure) dove ho scritto un pezzettino su Senza Nome di Wilkie Collins.
E prossimamente: Amo Joyce Carol Oates, Battle Royale (finalmente ho finito di leggere il manga), Meglio il film, Claire Underwood e il poco (ma buono) che so del femminismo :-)

Stay Tuned (e freschi) :-)

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Lucidare e praticare

Vi rigiro questo pezzo di Antonio Russo de Vivo su un libro di Tanizaki Jun’ichirō, dal titolo “Sulla Maestria” edito da Adelphi; mi unisco a lui nel consiglio all’acquisto (a differenza di Antonio conoscevo Tanizaki solo di nome, e questo è stato il suo primo testo che ho letto; il mio compagno, invece, che da qualche tempo si dedica con una certa assiduità alla letteratura orientale, soprattutto giapponese, dice che è uno degli autori migliori che abbia mai letto), perché, a prescindere dal fatto che parli dell’arte attoriale, secondo me il testo suggerisce un approccio alle cose che andrebbe studiato, assimilato, rielaborato, fatto proprio e applicato.
Specialmente in tempi tetri tetri come questi, in cui è difficilissimo guardarsi dentro e guardare oltre.

Comunque.

libri_aperti_ammassati_tra_loro

Nunc est legendum (et commentandum)

Giusto per dire che, al momento, sto leggendo parecchio, ma parecchio parecchio parecchio.
Onestamente la programmazione cinematografica al momento non mi tenta, con l’eccezione di Baumbach (magari preparerò un pezzettino su di lui) che, al solito, tengo assolutamente d’occhio, e Babadook, perché mi incuriosisce molto.
Comunque.
Potete leggere le mie opinioni riguardanti le mie letture sempre sulla mia pagina Anobii, e inoltre Art a Part of Cult(ure) mi ha dato la possibilità di commentare I Mondi Reali di Abelardo Castillo (che dire, ancora e ancora GRAZIE di cuore).

E ora torno a leggere :-)

 

 

versiliana

La felicità di scrivere, leggere, ascoltare

Il 3, 4 e 5 luglio c’è stata, in Versiliana, a Marina di Pietrasanta, la Festa degli Autori e dei Lettori, “La Felicità di Scrivere”, organizzata dal gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS), ovviamente dal Comune di Pietrasanta e, altrettanto ovviamente, dalla Fondazione La Versiliana.
Ecco, le due serate a cui ho partecipato me le sono proprio godute, con la ciliegina sulla torta di essere riuscita a esternare ad Alessandra Casella la mia viscerale ammirazione per lei, raccontandole che sono cresciuta con A Tutto Volume, a mio parere una delle migliori trasmissioni televisive di sempre.

brain

Wireless (forse)

Leggo questo articolo e il mio primo pensiero è: spero tanto tanto tanto di essere morta quando tutto questo diventerà realtà, altrimenti mi toccherà trovare un modo per suicidarmi, e l’idea non è che mi vada troppo a genio.
Poi rileggo, cercando di limitare il panico.
Rileggo un’altra volta, respirando, e il cervello mi si ossigena e comincia a connettere.
Non sarò obbligata a usare questa roba.
Potrò continuare ad essere la pessima consumatrice che sono sempre stata, ad essere una persona prima ancora che una creatura socializzante.
Una persona che continuerà a farsi i fatti suoi.
Tra sessant’anni, se tutto va bene, sarò cibo per i vermi (metaforicamente parlando, dato che mi farò cremare. E nel mio loculetto vi sarà inciso, come epitaffio: Ci vediamo presto!), pertanto, che mi preoccupo a fare?

pensatore

Forma Mentis

Paola mi ha raccontato che ha deciso di riscoprire/rivedere i suoi classici liceali, partendo da William Blake.
Mi è venuta in mente una frase di un personaggio di uno dei miei romanzi preferiti, L’Arte della Gioia di Goliarda Sapienza, che recita: “Ogni dieci anni bisogna rileggere i libri che ci hanno formato se si vuole venire a capo di qualcosa”. Da parte mia, facciamo pure ogni due, se non addirittura ogni anno.
Comunque, mi è venuto da riflettere su cosa mi abbia formato, in che senso io sia stata formata; quali libri lo abbiano fatto, dato che ho cominciato a leggere tanto da quando ho imparato a leggere; il che mi ha portato a chiedermi che cosa mi ha spinto a cominciare a leggere come una forsennata appena ne ho avuto la possibilità.