west

Il paese di dio, in cui c’è poco da stare tranquilli.

Sembra che Ferito sia il romanzo più riuscito di Percival Everett, e ancora non l’ho letto, e non so se ordinarlo. A me incuriosiscono molto La Tortura dell’Acqua e soprattutto Glifo, e forse toccherà ordinare anche quelli. Ma non so se lo farò: il cuore che salta il battito, il fiato che si fa corto, la sensazione della sorpresa, insomma, nel vederlo in libreria vale la malinconia dell’incontro sporadico, della ricerca senza risultato. Un po’ come mi accade con Tom Robbins, che spero venga ripubblicato a breve (per ora in libreria vedo solo Even Cowgirls Get The Blues, in italiano Cowgirl – Il Nuovo Sesso), o con William Somerset Maugham, che quando trovo qualcosa di suo che ancora non ho letto in qualche bancarella mi viene da piangere.

spectre

Spectre, o del Lavoro di Squadra.

Dei James Bond pre-Craig ho un ricordo molto vago.
Sicuramente i Bond con Connery me li sono puppati tutti, perché mia madre ne andava (ne va) pazza, e se c’era quello alla TV, quello si guardava. Dei Bond di Moore so di aver visto solo Moonraker, ma anche di quello non ho una memoria ben precisa, e non ho neanche un sub-cosciente abbastanza impiantato da andarmelo a ricercare, come invece è successo con Harry Palmer, che, quando me lo sono ritrovato davanti con Ipcress, a stento ho trattenuto un urlo di gioia e me lo sono comprato seduta stante.

Flash

Brevissimissime

Semplicemente ringrazio ancora Art a Part of Colt(ure) per l’ospitalità :-). Stavolta parlo di Nonostante Tutto di Francesca Vignali Albergotti, e potete leggere qui che cosa ne penso :-)

pellicola

Sancta Sanctorum

In quegli anni Pasolini regista aprì involontariamente le porte a quella illusione che il regista fosse una figura e un ruolo accessibile a chiunque, intercambiabile o addirittura improvvisabile. La dissoluzione dell’eleganza che il cinema italiano aveva costruito, accumulato, elaborato a partire da Rossellini e Vittorio De Sica per arrivare a Fellini, Visconti, Sergio Leone, Petri, Bertolucci e tanti, davvero tanti altri Maestri, rese il cinema un prodotto avvicinabile da coloro che il cinema non sapevano di fatto farlo. Non basta essere scrittori per trasformarsi in registi. Così come vale anche il contrario. Il cinema pasoliniano aprì le porte a quello che era di fatto l’anticinema in senso estetico e di racconto. Il cinema italiano morì da lì a pochissimi anni con una lunga serie di registi improvvisati che scambiarono il cinema per qualcos’altro, si misero in conflitto (come fece Nanni Moretti) con i Maestri che il cinema lo avevano nutrito per decenni e di fatto distrussero con tutti quelli che seguirono quella scia di arroganza intellettuale rifiutando anzi demolendo la necessità da parte del Cinema di essere un’arte popolare e lo privarono, di fatto, di un’eredità importante che ci portò dall’essere la seconda industria cinematografica più grande al mondo ad una delle più invisibili.