sartoromanzi

Il Sarto in Certi Romanzi (e poesie)

Se Silvia Morotti, autrice del libro di cui mi accingo a scrivere, passasse da queste parti, ecco, colgo l’occasione per scusarmi con lei, perché io sono completamente insensibile alla poesia.
Veramente, Silvia, ti faccio le mie condoglianze perché una lettrice peggiore di me non ti poteva capitare.
Sul serio, ti ho nel cuore e mi sento terribilmente in difficoltà.
Comunque.

Trumbo

Trumbo, arte e politica

C’è un momento in cui L’Ultima Parola – La Vera Storia di Dalton Trumbo acquista quel calore che mi ha fatto lasciare la sala soddisfatta, e quel momento è l’entrata in scena di Kirk Douglas.
E la fiamma, quella che dà il calore di cui sopra, cresce poi in maniera esponenziale, alimentata dalla partecipazione di Otto Preminger, e diventa alla fine incendio, tale da suscitare quasi commozione.
Il fatto è che prima dell’entrata in scena di questi due personaggi il film è spaventosamente tiepido.
Voglio dire, non freddo, o glaciale, o asettico.
Proprio tiepido.
Talmente calibrato e calcolato da essere fastidioso.

Books HD

Miele

E questa volta, su Art a Part of Cult/ure, parlo de Le Api di Meelis Friedenthal :-)

Ci leggiamo di là 😉

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Italian Book Challange

Ho deciso che parteciperò all’Italian Book Challange, e, ovviamente, gareggerò per vincere :-).
L’obbiettivo è tosto ma non impossibile: leggere 50 libri in poco meno di un anno. I generi sono molti, il tutto si segue via Facebook e via Twitter, e l’idea mi sembra molto ma molto divertente.

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Gli occhi di chi guarda

A volte, mentre tornavo a casa in autobus, davo un’occhiata a quei volumetti e devo dire che all’inizio non riuscivo a capire cosa ci trovasse. Col tempo, però, compresi che il piacere che le davano non proveniva dalla storia o dai personaggi, bensì dalla consapevolezza che qualcuno conosceva le sue fantasie più nascoste, e non per grandi linee, ma per minimi dettagli: i profumi, i colori e le cose che aveva in fondo al cuore. Conoscere quelle cose voleva dire conoscere il suo lato più intimo: la donna che avrebbe passeggiato al chiar di luna insieme a un uomo bello e tenebroso, se le cose fossero andate diversamente. La donna che sapeva apprezzare un discreto gesto di tenerezza, un tacito accordo, la semplicità di un segreto condiviso. Soprattutto la donna che conosceva la bellezza e la potenza dell’inespresso. Credo che quei romanzi le piacessero proprio perché davanpo un grande spazio all’indicibile: la confortava che qualcuno avesse capito, come lei, che le cose più importanti della vita erano segrete, e nessuno, né i vicini, né la Chiasa e neppure la legge, doveva metterci il naso. Era l’unica spiegazione che riuscivo a darmi: non erano quelle storie d’amore fasulle ad avvincere mia madre, bensì le verità nascoste che lasciavano intendere, l’indicibile, appunto, fonte di ogni consolazione. Sapeva di essere aggrappata a un’illusione, ma ne aveva bisogno per tirare avanti. Finché le fu possibile, finse di ignorare che i limiti di un matrimonio sono fissati da quello tra i due coniugi che ha meno da offrire. Leggeva i romanzi rosa perché alimentavano e rianimavano la sua fede nell’amore.

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The Sunset Limited: la sofferenza e il destino umano sono la stessa cosa. L’una è la descrizione dell’altro.

NERO: Stiamo solo parlando.

L’affermazione del Nero è vera fino ad un certo punto: quello che si compie in The Sunset Limited è, sia nella sua struttura di romanzo in forma drammatica sia nella riduzione per la HBO sceneggiata dallo stesso autore Cormac McCarthy, un vero e proprio duello, comprensivo di finte, sgambetti, scorrettezze e colpi bassi; e ripensandoci questa cosa risulta stranissima, perché, stringi stringi, l’opera parla di un uomo, il Nero, (nel film interpretato da Samuel L. Jackson) che cerca di dissuadere un altro uomo, il Bianco (Tommy Lee Jones, anche regista della pellicola), dal proposito di suicidarsi dopo averlo salvato mentre stava, appunto, cercando di buttarsi sotto un treno, il Sunset Limited del titolo.

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Riflessioni su zio Willie

Di Robin Maugham avevo letto, anni fa, Il Servo, principalmente perché innamorata persa del film di Losey (uno dei miei registi preferiti) sceneggiato da Harold Pinter (che amo alla follia, e che mi riprometto sempre di leggere in lingua ma ancora niente). Il romanzo non mi deluse: più attento ai rapporti interpersonali tra i due protagonisti (chiarissima la sottotraccia omoerotica) che ai rapporti di classe che invece sono la base della pellicola, il testo di Robin Maugham scivola lineare e preciso quanto il film è sinuoso, quasi serpentino; ma in entrambe le opere rimane il sentore di una discesa verso l’interiore più profondo e cupo, verso un inferno intimo e recondito, fatto essenzialmente di gelo e niente.