lizzatura_con_cavatori

La strada di casa uno la deve trovare da solo

Mi ha preso gusto stare penzoloni e guardare da là le cose e i compagni, anche se è pratica pericolosa. La tecchia mette a disagio tanto è verticale e liscia, e quel suo bianco ti stanca presto gli occhi. Ma quando hai fatto l’abitudine all’altezza e hai vinto la paura di stare appoggiato all’aria, è lavoro di contatto. Sei il primo a mettere le mani sulla parete, in alto dove nessuno ha mai toccato, e vedi le vene del cristallo e i cambi di colore. La montagna ti mostra la parte sua segreta e vuole rispetto. Noi tecchiaioli, con questo fatto di lavorare appesi come chi sulle montagne arrampica per piacere, siamo tenuti in gran conto nelle squadre. Un po’ perché ci credono matti, e per tradizione il matto va rispettato, è più libero, poi perché il nostro lavoro serve a evitare disgrazie. Soprattutto agli altri, perché purtroppo, per qualcuno di noi, la buccina suona quasi sempre una volta a stagione.

foresta di notte

Il dormiente è proprietario di una terra sconosciuta

Nel post scriptum che seguiva il mio commento alla raccolta Fumo (che potete leggere qui), ho accennato al fatto che ne La Foresta della Notte (edito da Adelphi) Djuna Barnes è riuscita a trovare un contenuto adeguato alla sua forma straripante. Avevo scritto quella notarella mentre ero in corso di lettura, e adesso, a libro concluso, mi sento di dire che questo romanzo è una testata nucleare, un’opera incredibile da cui si esce completamente polverizzati, ridotti minimo indispensabile, ma sentendosi puliti, purificati, con l’impressione di conoscere se stessi come non ci si è mai conosciuti prima.

polvere da sparo

Raccontare e Resistere

L’Odore della Polvere da Sparo (scritto da Attilio Coco, pubblicato da Spartaco edizioni) è uno di quei romanzi nel quale il desiderio di raccontare, di ascoltare racconti, di sviluppare una propria prospettiva sulla vita attraverso la narrazione riempie ogni interstizio: Pietro Mattei, uno scrittore fortunato che non ha bisogno di cercare storie perché sono queste a venire da lui, diffonde quello che sa; Gianni Ceccante, attore, le storie le interpreta, le incarna e vivifica; Alejandra, la Maga, le respira e interiorizza; Lodovico Marotta, Camillo Bentivenni e gli altri anarchici della libreria cercano storie diverse da diffondere, e attraverso le quali nutrirsi e nutrire il prossimo.

operagalleggiante

Una Commedia Nichilista

Gli altri (il mio amico Harrison Mack, per esempio, o sua moglie Jane) mi giudicano eccentrico e capriccioso: ma unicamente perché le mie azioni e le mie opinioni non sono coerenti con i loro princìpi, ammesso che ne abbiano. Ma vi assicuro che sono coerenti con i miei. E anche se i miei princìpi di tanto in tanto possono cambiare – questo libro, rammentiamolo, è proprio dedicato a un tale cambiamento – resta il fatto che ne ho in abbondanza, anche più di quanti me ne servano, e in genere li applico tutti insieme; cosicché la mia vita non è certo priva di logica solo per il fatto di non essere ortodossa. E poi, di norma, quando mi metto in testa di fare qualcosa, la faccio.
(…)
Dunque. Todd Andrews, mi chiamo. Lo potete scrivere con una d o con due; ho ricevuto lettere indirizzate a me nell’un modo e nell’altro. Volevo quasi avvertirvi di non usare la grafia con una sola d, per paura che diceste:”Tod in tedesco vuol dire morte: forse il nome è simbolico” Personalmente adopero le due d, in parte anche per evitare quel simbolismo. Però, capite, alla fine quell’avvertimento non l’ho fatto, perché mi è venuto in mente che la doppia d è anch’essa simbolica, e il simbolismo è assai appropriato. Tod è morte, e in questo libro la morte non c’entra molto. Todd è quasi Tod, cioè quasi morte, e in questo libro, se mai sarà scritto, c’entra moltissimo la quasi-morte.

fumo

Smoke is in Your Eyes

Il primo contatto con Djuna Barnes l’ho avuto attraverso uno dei miei film preferiti, Il Fiore del Mio Segreto di Pedro Almodovar.
Ad un certo punto del film viene citata la frase “Davanti a lei ha una donna fatta apposta per l’ansia”, che mi si è tatuata nel cervello, e prima ancora Djuna Barnes viene citata come uno dei punti di riferimento della magnifica e scombussolata protagonista, una scrittrice di romanzi rosa che vorrebbe virare verso il nero, la cui vita sta andando in pezzi senza che lei neanche se ne accorge (adoro le storie di donne in crisi, soprattutto quando queste passano dal subire la propria solitudine al padroneggiarla).