09_Giorno-e-Notte

Entra nella mia anima e la mia anima sarà sanata

Pensava al paradosso di Zenone, l’infinito nel finito.
Ogni passo è una frazione dell’intera distanza. L’intera distanza è inattingibile dall’esperienza.
Nel paradosso di Zenone la meta non si raggiunge mai.
Nel paradosso di Zenone si è in uno stato di perpetuo anelito.

bestie

Irrazionale da sedurre immediatamente

Prima di divorarle, il gufo digerisce mentalmente le sue prede. Non si fa mai carico di un topo intero senza prima formarsi un concetto di ciascuna delle sue parti. La consistenza dell’alimento che palpita tra i suoi artigli passa sminuzzato nella coscienza e prefigura l’operazione analitica di un lento divenire intestinale. Siamo davanti a un caso di profonda assimilazione riflessiva.

Ho conosciuto il Bestiario di Juan José Arreola (edito da SUR) nel contesto dell’Italian Book Challenge, per la categoria Libro che ha per protagonista un animale. Come si evince dal titolo, qui gli animali sono parecchi, e sono raccontati con un’eleganza selvatica e spontanea che ha del soprannaturale, tanto più tenendo conto che, stando a quel che ci racconta José Emilio Pacheco nella sua bellissima postfazione, questa raccolta è stata da questo scritta sotto dettatura dell’autore.

Il manto del lama è di impalpabile morbidezza, ma i suoi crini sono cesellati dal duro vento delle montagne, dove passeggia arrogante, alzando il collo slanciato perché i suoi occhi si riempiano di lontananza, perché le sue fini narici assorbano ancora più in alto la distillazione sublime dell’aria rarefatta.

Il Bestiario non si limita ad essere una sarabanda di penetranti caratteri animaleschi proprio perché animali non si limitano ad essere un riflesso dell’umano, ma riescono a incorporare diretti approcci alla vita e alle idee nel senso più filosofico ed esistenziale dei termini: non si tratta né di antropomorfizzazione dell’animale (perché vorrebbe dire svilire la bestia) e nemmeno di animalizzazione dell’uomo (perché vorrebbe dire destrutturare la persona), ma solo di un’esplorazione, leggera e divertita, del mondo e del cosmo, dove gli animali descritti traducono in atti un sentire, una consapevolezza di loro stessi che la voce narrante si limita a registrare e a riproporre, lasciando al lettore il piacere e il divertimento di trovare le assonanze.
Il riconoscersi in questi ritratti animaleschi diventa inevitabile e vagamente perturbante, proprio perché non ci sono trucchi o forzature; e quello che appare è il carattere autentico e sano della bestia, carattere che l’uomo è a malapena riuscito ad addomesticare, facendo danno a sé stesso e all’ordine naturale.

Già molti millenni prima (quanti?), le scimmie decisero il loro destino opponendosi alla tentazione di essere uomini. Non caddero nel progetto della ragione e pertanto sono ancora in paradiso: caricaturali, oscene e libere a modo loro. Le vediamo adesso nello zoo, come in uno specchio depressivo: ci osservano con sarcasmo e con una certa pena, perché continuiamo a esaminare la loro condotta animale.

E il Bestiario si rivela un’opera divertente, simpatica ed eccentrica che spicca per la sua naturalezza, raccontata con coerenza leggiadra, delicata e puntuta, spontanea, acuta e scevra di qualsiasi sfumatura di giudizio (ama il prossimo malandato e spregevole, recita lo splendido prologo) ; una lettura rinfrescante e ricca, forastica e rigenerante, capace di catturare sensi e intelligenza.