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Tutto diventa narrazione

Il ruolo del dungeon master è far accadere la cosa giusta e quello dei dadi legittimarlo, non viceversa.

L’elemento più interessante di La stanza profonda, romanzo di Vanni Santoni edito da Laterza, è l’ipotesi del gioco di ruolo come avanguardia, che solo in seguito (forse) viene riconosciuta come sistema culturale. Ovviamente condivido: la cultura, intesa come coltivazione di sé, non può prescindere una certa (notevole) componente ludica, una simulazione, un rischio, una proposta immaginativa a circostanze reali.
Il master, colui che gestisce il gioco, che lo crea, e che eventualmente ne sancisce l’esaurimento (e che nel caso de La stanza profonda ne fa anche l’autopsia) da origine agli eventi, esattamente come l’artista, o l’intellettuale, plasma un dato sentire culturale che solo poi viene confermato dai fatti.

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È troppo smarrito perfino per essere depresso

È incredibile che le frasi vengano capite. Semplici suoni posti l’uno accanto all’altro da un agente che tenta di comunicare qualcosa, ma non è detto e non capita mai che il significato si limiti a quell’intenzione. Quei suoni, allineati in un ordine particolare e peculiare, non cambiano mai, eppure non fanno altro che cambiare. Anche in una struttura grammaticale approssimativa il significato è presente. Anche se le parole sono confuse il significato è presente. Anche se i rapporti semantici sono generici o categorici. Anche se la lingua è sconosciuta. Il significato è intrinseco, estrinseco, orbitale, tuttavia non esiste un contenuto proposizionale. Il linguaggio non cancella mai del tutto la propria presenza, ma dà l’impressione di farlo nei casi in cui il significato presume una priorità.

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Regressioni senza scopo, senza un finale accettabile

Quando si dice che in un giorno può succedere di tutto; quella è una verità, una verità maestosa. Non dobbiamo fare altro che fermarci e ammirarla. Ogni giorno ricapitoliamo il passato e azzardiamo il futuro. Ogni giorno ci succede il riassunto di ciò che siamo. Non esiste il momento che cambia la vita, quel momento si somma semplicemente al regesto giornaliero. Niente è decisivo, tutto è pretesto a noi stessi.