Come da un po’ di tempo a questa parte (due anni, mi sa), ecco l’elenco delle mie letture preferite dell’anno, accompagnate da un paio di riflessioni che, naturalmente, lasciano il tempo che trovano.

The Red Riding Quartet di David Peace.
Cancellazione di Percival Everett.
Blumenberg di Sibylle Lewitsharoff.
CosmoZ di Claro.
Il paese delle meraviglie di Joyce Carol Oates.

Il 2017 è stato un anno non proprio esaltante, letterariamente parlando. Il fatto è che ho trovato circa un quinto dei novantasei libri che ho letto piuttosto brutto, alcuni addirittura orribili; e questa, per me, è una media spaventosamente alta, dato che mi ritengo, tutto sommato, una ragazza di bocca buona.
Tornando alle note liete, bisogna dire anche che questo è stato l’anno della conoscenza Mailer (un libro solo ma piuttosto bello, Il fantasma di Harlot), della scoperta di Iris Murdoch (che approfondirò quest’anno) e della rivalutazione di Irvine Welsh (L’artista del coltello è un chicchino delizioso). Poi c’è Saki, che mi sono centellinata con gusto e non ho ancora concluso (finisco l’anno con lui, domani, mi mancano circa una decina di pagine), che non sempre mi ha strappato il cuore dal petto (diciamo che è un autore che mostra un po’ troppo i suoi anni) ma che merita un discorso a parte, perché mi tocca in maniera molto particolare, a prescindere dal piacere della lettura.
Magari potrebbe essere il primo argomento per il 2018.

Quest’anno ho principalmente cercato di approfondire il perché dei miei gusti, il perché una data situazione mi accelera il battito, o mi provoca nausea, o non mi provoca niente. Credo di leggere in maniera molto più intima e consapevole, e ormai molto di rado mi capita di interrompere un libro (e, in questo 2017, è capitato un paio di volte).
E poi mi sono aperta agli e-book, soprattutto in lingua originale, e lì potrebbe esserci davvero di che divertirsi.

Per questo imminente 2018, dal punto di vista libresco come per il resto, non ho eccessivi entusiasmi, non so bene cosa aspettarmi, e non ho programmi di nessun tipo, se non un’ idea di esplorazione e consolidamento.
Attendo in gloria la trilogia fantasy di Marlon James, il nuovo di Pynchon e basta, in verità.
Sto pensando di dedicarmi a qualche rilettura (l’eterno Stirner, l’Everett di Glifo e de La tortura dell’acqua, Come funziona la musica di Byrne, l’Orlando furioso), a qualche classico che è ancora lì in attesa (Oblomov su tutti, ma anche L’uomo senza qualità), a qualche saggio, e poi vedere che succede.
Tanto lo scopriremo solo vivendo :-).