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Rivoluzioni in corso d’opera

Che dire, continua la mia travolgente storia d’amore con le opere pubblicate da Iperborea Edizioni. Per Art a Part of Cult/ure, eccomi a parlare de Il Pazzo dello Zar di Jaan Kross.

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Italian Book Challange

Ho deciso che parteciperò all’Italian Book Challange, e, ovviamente, gareggerò per vincere :-).
L’obbiettivo è tosto ma non impossibile: leggere 50 libri in poco meno di un anno. I generi sono molti, il tutto si segue via Facebook e via Twitter, e l’idea mi sembra molto ma molto divertente.

pellicola

Sancta Sanctorum

In quegli anni Pasolini regista aprì involontariamente le porte a quella illusione che il regista fosse una figura e un ruolo accessibile a chiunque, intercambiabile o addirittura improvvisabile. La dissoluzione dell’eleganza che il cinema italiano aveva costruito, accumulato, elaborato a partire da Rossellini e Vittorio De Sica per arrivare a Fellini, Visconti, Sergio Leone, Petri, Bertolucci e tanti, davvero tanti altri Maestri, rese il cinema un prodotto avvicinabile da coloro che il cinema non sapevano di fatto farlo. Non basta essere scrittori per trasformarsi in registi. Così come vale anche il contrario. Il cinema pasoliniano aprì le porte a quello che era di fatto l’anticinema in senso estetico e di racconto. Il cinema italiano morì da lì a pochissimi anni con una lunga serie di registi improvvisati che scambiarono il cinema per qualcos’altro, si misero in conflitto (come fece Nanni Moretti) con i Maestri che il cinema lo avevano nutrito per decenni e di fatto distrussero con tutti quelli che seguirono quella scia di arroganza intellettuale rifiutando anzi demolendo la necessità da parte del Cinema di essere un’arte popolare e lo privarono, di fatto, di un’eredità importante che ci portò dall’essere la seconda industria cinematografica più grande al mondo ad una delle più invisibili.

Scrittura

Brevi

Giusto per segnalare che Art a part of Cult(ure) continua a ospitarmi. Questa volta parlo di un saggio e, poco da dire, sebbene all’interno del sempiterno “dilemma” Calvino vs Pasolini io faccia parte del team Pasolini, il buon Italo resta uno dei personaggi più affascinanti e, per certi versi, misteriosi della nostra letteratura. Insomma, ecco il mio commento a  L’avventura di uno spettatore. Italo Calvino e il Cinema

A presto con qualcosa di più sostanzioso :-)

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Humanista sum, humani nihil a me alienum puto

Reduce da un incidente occorso a mia sorella che mi ha tenuta in ospedale per una settimana, esco, riprendo più o meno a vivere, spippolo e leggo questo, e rido, perché poi leggo questo e rido il doppio, consapevole del fatto che noialtri umanisti, quando vogliamo, sappiamo essere delle carogne che la metà basta.

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Io e Antonio Moresco (un primo approccio)

Antonio Moresco non mi dispiace.
Non mi dispiace per niente.
Certo ha i suoi difetti, e non siamo esattamente sulla stessa lunghezza d’onda, ma comunichiamo, e mi godo abbastanza la sua compagnia.
Ho comprato Gli Increati ieri pomeriggio, in seguito a una vivace discussione su facebook nel gruppo Libri e Canguri, e ne ho letto un centinaio di pagine, ricavandone un’impressione di prolissità, una tendenza all’ecolalia e alla ridondanza; tuttavia, ribadisco, Moresco mi piace, mi sembra onesto, ha cose abbastanza interessanti da dire e sa dirle.
Lo ritengo insomma una compagnia che merita di essere coltivata (tenendo presente che ho ancora circa 900 pagine per cambiare idea, ovviamente).

Flash

Flash

E che posso dire, se non che fa caldo e che mi si liquefanno le dita sulla tastiera e che il poco cervello che ho mi sta uscendo dalle orecchie e dal naso, per fortuna c’è Brian che mi aiuta e supporta; anche fumare i miei adorati sigari è diventato un patire.

Comunque, ancora non mi hanno buttato fuori da Art a Part of Cult(ure) dove ho scritto un pezzettino su Senza Nome di Wilkie Collins.
E prossimamente: Amo Joyce Carol Oates, Battle Royale (finalmente ho finito di leggere il manga), Meglio il film, Claire Underwood e il poco (ma buono) che so del femminismo :-)

Stay Tuned (e freschi) :-)

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Nunc est legendum (et commentandum)

Giusto per dire che, al momento, sto leggendo parecchio, ma parecchio parecchio parecchio.
Onestamente la programmazione cinematografica al momento non mi tenta, con l’eccezione di Baumbach (magari preparerò un pezzettino su di lui) che, al solito, tengo assolutamente d’occhio, e Babadook, perché mi incuriosisce molto.
Comunque.
Potete leggere le mie opinioni riguardanti le mie letture sempre sulla mia pagina Anobii, e inoltre Art a Part of Cult(ure) mi ha dato la possibilità di commentare I Mondi Reali di Abelardo Castillo (che dire, ancora e ancora GRAZIE di cuore).

E ora torno a leggere :-)

 

 

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Wireless (forse)

Leggo questo articolo e il mio primo pensiero è: spero tanto tanto tanto di essere morta quando tutto questo diventerà realtà, altrimenti mi toccherà trovare un modo per suicidarmi, e l’idea non è che mi vada troppo a genio.
Poi rileggo, cercando di limitare il panico.
Rileggo un’altra volta, respirando, e il cervello mi si ossigena e comincia a connettere.
Non sarò obbligata a usare questa roba.
Potrò continuare ad essere la pessima consumatrice che sono sempre stata, ad essere una persona prima ancora che una creatura socializzante.
Una persona che continuerà a farsi i fatti suoi.
Tra sessant’anni, se tutto va bene, sarò cibo per i vermi (metaforicamente parlando, dato che mi farò cremare. E nel mio loculetto vi sarà inciso, come epitaffio: Ci vediamo presto!), pertanto, che mi preoccupo a fare?

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La Deplorevole Categoria

C’è chi legge per istruirsi, ed è cosa encomiabile, e chi legge per diletto, ed è cosa innocua; ma altri, e non sono pochi, leggono perché non possono farne a meno, e direi che ciò non è innocuo né encomiabile. Io faccio parte di questa deplorevole categoria. Dopo un po’ le conversazioni mi annoiano, le partite mi stancano, e i pensieri, spesso decantati come l’inesauribile risorsa della persona assennata, tendono a inaridirsi. Allora mi lancio sui libri come l’oppiomane sulla pipa
(W. S. Maugham)

Personalmente sono molto scettica nei confronti di chi descrive le persone che leggono come persone che abbiano un più in qualcosa rispetto ad altre che non lo fanno, pertanto ho letto questo pezzo di Annamaria Testa con una certa diffidenza.
In soldoni, l’articolo dice che i lettori di romanzi hanno un cervello strutturato in maniera più empatica, più pronto a comprendere le ragioni altrui e sono più socialmente competenti, almeno secondo tutta una serie di studi; il tutto è ovviamente più accentuato nei cultori della buona letteratura, mentre il romanzo d’intrattenimento, più standardizzato e incentrato sull’incalzare delle vicende, sarebbe valido solo per una sveltina narrativa (personalmente, a tal fine preferisco un telefilm, comunque, ma credo che il discorso sarebbe complicato. Magari ci tornerò su).

Onestamente non so se concordo: se i libri mi hanno insegnato una cosa, credo che questa sia, sostanzialmente, il prendere la vita meno sul personale, o almeno provarci.