La fine di Edward Barnard e Rosso, i due racconti di Maugham che compongono Ritorno all’Isola (Passigli Editori),  appartengono a quel gruppo di opere che io chiamo Le Parabole del Maugham-Pensiero.
Le Parabole del Maugham-Pensiero sono quelle opere di Maugham in cui la narrazione è un pretesto che l’autore utilizza per argomentare la sua visione del mondo. Sia chiaro, non si tratta di racconti/romanzi brutti, o tirati via, o predicatori e via discorrendo: solo, nelle Parabole, la storia è palesemente a servizio di una data filosofia della vita, mentre nelle opere migliori dello scrittore inglese questo non accade (1).

Detto questo, io i due racconti di Ritorno all’isola li ho adorati fino alla commozione. Perché alla faccia della pagina di Wikipedia a lui dedicata, Maugham è un autore accogliente e rispettoso (2), molto più morbido di tanti autori definiti edificanti ma che nei fatti sono solo dei fascisti della rettitudine, propugnatori di quegli ideali virtuosi e sani che rendono la vita un inferno.

Arnold non ti è simpatico, vero? È forse spiegabile. Anche a me non piaceva, appena giunsi qui. Ero imbevuto dei tuoi tessi pregiudizi. Ma è un uomo straordinario. Hai constatato tu stesso che non fa mistero dei suoi precedenti penali. Non so se si rammarichi di aver commesso i crimini che l’anno portato in carcere. L’ho solo sentito rimpiangere la sua buona salute, che rimase compromessa dalla lunga detenzione. Immagino che egli ignori cosa sia il rimorso. È completamente amorale. Accetta tutto senza discutere e ha finito con l’accettare anche se stesso. Ha un animo generoso.

Entrambi i racconti parlano di come il dedicarsi all’assolutezza si riveli una fregatura e garanzia di una vita infelice; tuttavia, è interessante notare come il movimento di liberazione dalla devozione emotiva e intellettuale sia opposta: se Edward (protagonista de La fine di Edward Bernard) vede nell’allontanamento dal mondo civile e dai suoi obblighi la via per salvare la sua anima, Neilson (Rosso) decide di andarsene da un paradiso che gli ha tolto tutto (guarendolo però da una malattia mortale) per tornare alla civiltà; e se per Edward il percorso è morbido e graduale, per Neilson la risoluzione (per altro lasciata in sospeso) deriva da una doccia fredda, uno shock che lo rivela brutalmente a se stesso e gli offre quella possibilità di scampo che lui stesso, per amore, si era negato.

Una risata roca, quasi silenziosa, squassò il suo corpo massiccio. Dai suoi occhi infiammati colavano lacrime di ilarità. Era osceno, disgustoso. Neilson rabbrividì. Poi sussultò, perché il quel preciso momento una donna entrò nella stanza. Era un’indigena dall’aspetto abbastanza imponente, ben portante senz’essere corpulenta, molto scura di pelle, perché i samoani diventan sempre più neri col passare degli anni, e coi capelli grigi. Portava un vestito nero molto attillato, che metteva in evidenza i suoi seni cadenti. Il momento fatale era giunto.

Se per Maugham la vita è ingovernabile, il modo di vedere la vita non lo è; e il dominio di se stessi è l’unica via per vivere una vita degna di essere vissuta. Le passioni sono passeggere, ingannevoli, mentre il richiamo all’autenticità è inequivocabile, e deve essere seguito; e se questo richiamo cozza con la morale comune, allora al diavolo la morale comune.
Vivere a pieno vuol dire cercare di godersela, e giocarsela, consapevoli della nostra impermanenza e insignificanza, tanto più che la vita va per conto suo, indifferente ai nostri principi. Farsi i fatti propri il più possibile, accettare gli altri per quello che sono, liberarsi da qualsiasi infrastruttura: queste sono le chiavi per godersi appieno l’insensato percorso che chiamiamo esistenza.
E il giorno in cui il cinismo avrà il giusto rilievo all’interno del sistema filosofico sarà sempre troppo tardi.

1) Per la cronaca, a mio parere le opere migliori di Maugham, sono, tra i romanzi, Il filo del rasoio, Il velo dipinto, Lo scheletro nell’armadio, Acque Morte, La signora Craddock, Vacanze di Natale; tra i racconti, la raccolta Ashenden l’inglese, La virtù, La lettera, Pioggia, L’avamposto, Mackintosh.

2) Ok, ammetto che Maugham possa essere, di tanto in tanto, un po’ stronzo. Ma giusto un poco. E, nel complesso, le rare volte in cui il nostro usa la bacchetta lo fa sempre nel rispetto della persona e a danno delle regole sociali (per lo più cretine) che la persona in questione vorrebbe il più delle volte imporre al prossimo.